Il MASTER DI SECONDO LIVELLO dello IUAV per progettare e realizzare nuovi modelli di padiglioni, spazi espositivi, nuovi metodi di esposizione di spazi d’arte, temporary space, spazi eventi.

D come digitale

di Raffella Laezza

La base tecnica fondante il master è l’apprendimento di programmi digitali fondamentali per la progettazione specifica delle architetture effimere, smontabili, modulari: il fair architecture e l’exhibit space appunto.

D DIGITALE

D come:
Disegno
Design
Didattica

La base tecnica fondante il master è l’apprendimento di programmi digitali fondamentali per la progettazione specifica delle architetture effimere, smontabili, modulari: il fair architecture e l’exhibit space appunto. Uno degli undici corsi che strutturano l’anno didattico è il corso di Computational Morphology che si collega direttamente ai corsi di Architectural Design: le ore si intrecciano poiché il processo di progettazione va di pari passo con il processo di disegno digitale. Design dall’inglese, progetto, nella didattica del master coincide con il processo compositivo progettuale.

Il disegno, che comunemente è rappresentazione dell’architettura, nel caso del digital design diventa tuttuno con essa, i processi di elaborazione sono sincroni. I programmi che s’insegnano sono adatti a una concezione plastica dell’architettura fin dalla sua genesi e permettono il controllo degli spazi, dei volumi in una visione multiprospettica. Il disegno classico si basava sulla bidimensione e sulla vista prospettica. Con i programmi che si apprendono al master Rhinoceros, Grasshopper, Strategies of Form Making, File to Factory, Autodesk Maya, Nextlimit Maxwell Render, Keysot, Rhinocam si evince un metodo progettuale non legato alla questione bidimensionale-tridimensionale-multidimensionale.

Il metodo didattico che relaziona i due saperi costruisce un pensiero progettuale prezioso poiché solo dalla virtuosa relazione tra parte creativa e parte scientifico-tecnica, semplicisticamente e rispettivamente collegate alla parte destra e alla parte sinistra del cervello, è possibile principiare un nuovo modo di pensare l’architettura. Il digitale sembrava avere prodotto una de_territorializzazione del pensiero architettonico, poiché pareva delegittimarne i basamenti. Tra i docenti del master, gli studenti e i visiting si dialoga spesso di questi aspetti: nell’era del post digitale il metodo sincrono tra architettura digitale e progettazione architettonica è un paradigma consolidato.

Un risultato: dopo un anno di master tutti gli studenti non solo hanno maturato l’apprendimento dei nuovi metodi di progettazione del settore ma possiedono le più ricercate tecniche del digital design come parte integrante e solida della loro cultura. Fin dai momenti generativi del progetto, ai disegni finali, alla realizzazione dei plastici con stampanti 3D e, ancora, fino alla costruzione del padiglione con il “file to factory” il processo digitale accompagna il progettista alla migliore realizzazione del suo pensiero creativo.

Proprio per questo i masteristi possono permettersi anche di disegnare a mano: moltissimi schizzi a matita, china, acquerelli, carboncino, prove di maquette, gessetti, anche alla lavagna si accostano ai disegni digitali comunque curati con consapevole pregio.


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A.A. 2017/18

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